Riforma degli istituti tecnici: verso la scuola iperliberista

Close-up of a wooden gavel on a desk, symbolizing justice and legal authority.

Il governo intende velocizzare i tempi per l’approvazione dei decreti attuativi relativi alla riforma degli Istituti Tecnici. Dopo il parere critico del CSPI e le audizioni sostanzialmente critiche con le OO.SS. si vuole introdurre la riforma a partire dall’anno scolastico 2026/27 dimenticando che le iscrizioni alle classi prime degli Istituti Tecnici sono state avviate su impostazioni e quadri orari differenti. Si cerca di convincere che nulla cambia per gli studenti e i docenti e che si tratta di una semplice razionalizzazione e riorganizzazione dell’esistente senza grandi scossoni.

Le cose sono diverse: si riorganizzano i curricoli degli istituti tecnici, strutturati in due settori, Economico e Tecnologico-ambientale, ciascuno con un’area di istruzione generale nazionale e in un’area di indirizzo flessibile, comprensiva di una eventuale area territoriale.
Il monte ore è organizzato, così come nell’impianto vigente, in primo biennio, secondo biennio quinto anno. Ampliate le possibilità di autonomia e flessibilità per le singole scuole anche finalizzate al collegamento con il mondo del lavoro nel limite del 30 per cento del monte ore del quinto anno. Anticipata al II anno l’introduzione della formazione scuola-lavoro (ex PCTO).

Si riscontrano criticità diffuse nell’impostazione delle discipline che dovrebbero essere contaminate dall’introduzione delle UDA con la compresenza di due o più aree disciplinari. In ogni quadro orario spicca l’aumento esponenziale dell’area di indirizzo flessibile, con particolare riferimento all’ultimo anno, curvato non solo sulla specificità dell’indirizzo ma anche in diretto rapporto con le esigenze produttive del territorio. Non a caso l’ex PCTO inizia a partire dal secondo anno.

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